Ottobre 27, 2021

Stadio, i Friedkin si muovono: Torre Spaccata o Pietralata

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Stadio, i Friedkin si muovono: Torre Spaccata o Pietralata

AS ROMA NEWS – Messo in un cantuccio, almeno per il momento, il problema con Eurnova e con il Campidoglio, scrive l’edizione odierna de Il Tempo (F. Magliaro), la Roma dei Friedkin inizia a muoversi per un nuovo progetto Stadio con l’obiettivo di «chiudere» entro l’anno.

Nessuna indicazione ufficiale ma quella che trapela è l’idea di un impianto da 45mila posti (Tor di Valle ne prevedeva 52.500) e, come già anticipato, in aree della città per le quali non sia necessaria una variazione al Piano regolatore (si risparmia tempo) né un investimento milionario per opere infrastrutturali. Per inciso: aree preferibilmente di proprietà pubblica, che sia del Comune o di altri Enti dello Stato, di qualche società controllata o «parastatale».

Tor di Valle rimane sullo sfondo come possibilità ultima e remota. Tor Vergata presenta molti problemi, soprattutto per le infrastrutture che non ci sono e la cui programmazione, ammesso che vada a buon fine, risulta troppo lunga rispetto ai tempi che i Friedkin si sono dati, 4 anni e spicci, per avere l’impianto funzionante. Per ora, si affacciano due aree.

La prima è di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti e si trova a Torre Spaccata. Oggi è noto come il «Parco dei caduti dei Vigili del Fuoco». Sta a meno di 300 metri da viale dei Romanisti, a un chilometro dalla Casilina, due dal Raccordo. A circa un km c’è la fermata Torre Spaccata della metro C più quelle, Alessandrino e Torre Spaccata, del trenino Termini-Giardinetti. Quindi, da un punto di vista infrastrutturale la dotazione è già piuttosto buona. Parliamo di un’area di oltre 560mila metri quadri, quindi abbondantemente sufficiente ad ospitare il solo Stadio con parcheggi di legge e strade (150mila metri quadri). Secondo il Piano Regolatore su quest’area si possono realizzare superfici commerciali, di servizio e turistiche.

Seconda area su cui la Roma sta ragionando: zona Tiburtina/Pietralata. Non le aree del vecchio SDO: queste non sono utilizzabili perché i terreni sono già stati espropriati con una finalità che non può essere più cambiata. Qui la proprietà è di Ferrovie dello Stato. In entrambi i casi, però, siamo solo alle analisi preliminari: c’è da capire cosa possono chiedere in cambio le proprietà e poi approfondire la fattibilità urbanistica e dei trasporti.

Fonte: Il Tempo

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Author: Giallorossi.net

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